mercoledì 15 febbraio 2012

Uno sguardo

Ieri ho rivisto un ex alunno che speravo di ritrovare da tempo. 
Marco è stato il primo studente che ho avuto per cinque anni interi (io prof quasi alle prime armi). Talento nello scrivere affinatosi man mano (più misurato nelle ragazze, di solito; ma in un ragazzo è quasi sempre esplosivo, più nervoso e preciso). Impagabile nel modo di studiare e guardare in faccia il professore per capire bene la domanda; con risposte precise, e soprattutto senza mai rinunciare al proprio (spesso affilato) giudizio sulle cose. Capace di raccontare con stile anche brani di vita con gli amici (tanti). Oppure dichiarare subito di essere impreparato davanti alla domanda inaspettata; così come arrischiare una risposta campata in aria, se il prof aveva tempo da perdere. 
Capace anche di saltare in classe dalla finestra l'ultimo giorno di scuola, per "testare" il suo voto di condotta...

Ieri, appunto, l'ho rivisto; sta per laurearsi alla triennale. Ha perso un anno, ma nel frattempo ha viaggiato più di mezza Europa, salvato amici in rotta con l'Università, magari riacciuffandoli all'altro capo del mondo.
Ha messo in piedi una società di arti grafiche con alcuni coetanei, trovando anche il tempo di lavorare mezza giornata  nell'azienda dei suoi.
Marco era irruente, spesso perentorio nei giudizi politici. Adesso che ha alle spalle tanti più chilometri, il suo eurocentrismo si è finalmente ridimensionato.
Esplosivo da giovane, lo è ancor di più oggi. Mi ha detto che scrive, vorrebbe magari tentare la carriera giornalistica (qualcosa si sta avviando, ma non vuole che il giornalismo sia tutto). 

Mi ha aggiornato sugli altri compagni del Liceo. E mi ha raccontato anche di certi amici che ha perso un po' per strada, e di alcune situazioni che lo han fatto soffrire in questi anni.
Non era scontato che lo facesse: al Liceo, ne accennava raramente. Però, è chiaro, ora ha cinque anni in più, e mi ha cercato lui per raccontarsi, quindi... 
Ma stasera che ne scrivo, capisco meglio cosa stimo di più in lui. E' lo sguardo malinconico con cui talvolta parla, o ascolta. Con risate improvvise, ma capace di ritornare velocemente in sé.
La vita ha i suoi aspetti irrisolti, quando si racconta che si è perso un amico, e non si riesce a capire bene perché; cosa costa non vivere solo di rendita, ma cercare una strada che sia davvero la propria. Cosa possa voler dire mettere in piedi qualcosa, o scrivere per qualcuno ("Prof, ma perché scrivono, un Volo o un Moccia?!"). 
Le frasi spesso restano sospese. Marco è un affabulatore, ma ha tanti spazi in cui le risposte le attende dagli altri, e anche questo non è scontato.

Dimenticavo: Marco non ha mai smesso di usare con me il "Lei" (forse gli avrò detto di non usarlo più, non so; comunque, niente tu). 
E io credo sia proprio anche questa distanza, questa esplosione di energia così piena di domanda, che renda possibile ritrovarsi dopo anni, e stimarsi; e far percepire che profondità insondabile sia la vita di un altro, e la vita in sé.

2 commenti:

  1. E' troppo bello quando rimane un qualche rapporto tra insegnante e alunno. Anch'io sono ancora in contatto con degli insegnanti che mi hanno, appunto, segnata. E questi contatti li tengo stretti come tesori.
    Devi essere un'insegnante speciale, Monica. Sennò gli alunni non tornano dopo così tanti anni.
    E' un'età davvero delicata questa. Per questo ho scelto di sondarla col mio progetto Splendidi Ventenni. Il passaggio dalla "culla" dello studio alla "giungla" del lavoro, il diventare adulti e assumersi le responsabilità delle proprie scelte che, più passa il tempo, più diventano decisive... non è facile per niente... Quindi parliamone tanto!
    Grazie per aver condiviso questo tuo bel pensiero. E' anche emozionante sapere che i prof ricordano noi alunni :)

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    1. Grazie Bruna! Credo che comunque tanti prof ricordino i propri alunni come me (e viceversa, come te!).

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