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mercoledì 20 giugno 2012

Come stai

Qualche giorno fa, in un bel giro nel cuore delle Marche, ho conosciuto anche alcuni ragazzi della comunità L'imprevisto. Prima dell'incontro li avevo incrociati per caso fuori dalla sala: mai avrei detto che potessero essere ragazzi "di quella comunità"; e così è stato anche dopo.
Ho sentito parlare Omar, Riccardo, Lorenzo; ragazzi normalissimi, con lo sguardo buono (Omar con un sorriso ancor più buono, se possibile). Alle spalle, tanto male, personale e non solo.
Però "alle spalle" vuol dire proprio "basta": basta recriminazioni per una famiglia o degli amici che li hanno portati fuori rotta, o magari proprio abbandonati. Basta guardare a sé come persone da compatire. Felici di ricominciare a studiare, o di avviare la propria attività lavorativa.
Fra le tante cose ascoltate, ne voglio trattenere due.

venerdì 10 giugno 2011

Quel che resta dell'anno...

Ultima settimana di scuola. Con i miei 80 studenti (suddivisi in tre classi, ovviamente...!), terminate spiegazioni e verifiche, mi sono lanciata nelle attività più disparate: i quiz di storia e geografia; la lettura di brani indicati da loro; il commento delle riprese video del lavoro su Antigone; la torta per la mia classe più sveglia e turbolenta... Insomma, a ciascuno il suo.
E oggi, ultimo giorno di scuola, non son riuscita a trattenermi. Anche se gli scrutini sono ancora tutti da fare - ed alcuni presagiscono il peggio... - volevo sapere cosa avessero in cuore da dirmi su quest'anno. 
A settembre avevo provocato alcuni di loro con la frase che amo così tanto di Pavese ("L'unica gioia al mondo è cominciare..."). Ma tutti abbiamo bisogno di sapere come una storia va a finire. 
Nella classe più aperta, ho chiesto di intervenire liberamente; in altre di scrivermi, anche in forma anonima, cosa fosse stato per loro quest'anno passato. Un anno nella vita, non solo di scuola...
Chi si è messo a scrivere, sembrava non voler finire più. Tanti hanno ringraziato per i compagni incontrati (fa sempre effetto, a pensarci: ringraziare per qualcosa che solo in minima parte decidiamo noi...). E, naturalmente, qualcuno anche per certi professori, o per aver capito che questa è la scuola per sé (i miei 80 sono tutti di prima...). 
Commuove veder scritto, da chi so aver faticato parecchio: "Ho imparato che niente è impossibile se uno si impegna, e che aiutare gli altri e farsi aiutare senza avere paura è un passo avanti". E un'altra, spesso sulle sue: "Sono dell'opinione che se qualcuno sbaglia, lo fa inconsapevolmente, e poi dentro di sé impara la lezione, anche se magari fuori, agli altri, non lo fa vedere...". Un'alunna dal cuore d'oro: "Alcune mie compagne mi hanno fatto imparare da loro, e spero che possa essere così anche negli anni successivi, e che anche loro abbiano imparato qualcosa da me".

Per finire, due gemme: "In quella materia la fatica a poco a poco è diventata sempre meno, perché mi interessava così tanto quello che si diceva, che mi è stato naturale trattenerla" (chi ha parlato non si riferiva alle mie materie, ma certamente sa cosa significhi lo "studium" dei latini...).
"Ho cominciato a capire quali professori amano la loro professione, e quindi ho capito che di loro posso fidarmi".  
E a chi ha detto così (con o senza debiti, non lo so ancora) io la maturità la darei subito oggi.

lunedì 25 aprile 2011

Di corsa

Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa –
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono –
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:


lunedì 28 marzo 2011

A.A. (Ancora Antigone)

Nei bellissimi giorni primaverili che sono arrivati a Milano, correggere compiti o lasciarsi prendere dalle preoccupazioni appare davvero stonato (tanto più abbandonarsi a pensieri malinconici!). 
Ma oggi il cielo si è coperto, così mi sento meno in colpa a buttar giù qualche riga... E Antigone sta ancora bussando alla porta. 
In una delle pagine finali di Sofocle lette in classe, ci siamo imbattuti anche in quest'altra frase: "Se per gli dei è giusto, allora, attraverso il dolore, riconoscerò la mia colpa...". Mi sono fermata e ho commentato velocemente: "Come è vera questa frase! Capite?". Ma, prima ancora delle risposte esplicite, erano le stesse facce nei primi banchi a dirmi di no. Poi la campanella è suonata, e non c'è stato tempo per dir di più.