Se la vita non fosse problema, non avrebbe senso. E viceversa: credo che nella vita ci siano problemi proprio perché noi la percepiamo con una direzione, un senso.
Anche questa settimana perciò vorrei rispondere all'invito di Palmy: la seconda grande competenza che si può educare a scuola è quella di risolvere problemi (affine, del resto, al saper porre domande; affrontare la vita come problema vuol dire in fondo chiedersi: "Come quello che mi sembra incomprensibile, o di ostacolo, può essere un bene per me?").
Su questo avevo provato a dir qualcosa anche in fondo a un mio post di qualche tempo fa.
Ora, due ulteriori spunti didattici:
Ora, due ulteriori spunti didattici:
- uno degli interventi più efficaci degli ultimi "Colloqui Fiorentini" è stato quello del prof. G.Maddalena, che ha impostato la sua lezione su Foscolo come un giallo: perché un autore di successo come lui, a un certo punto, smise di scrivere? Cosa lo ostacolò? (nonostante il contenuto impegnativo, questo taglio ha reso il suo intervento uno dei più stimati da tutti i ragazzi lì presenti...)
- ho riscoperto un gran bell'articolo sul problem solving: paradossalmente, più ancora che i tanti - ripetitivi - esercizi di algebra; più scientifico e stimolante e creativo, a scuola, sarebbe proprio... tradurre latino!
Molti spunti sull'utilità del latino, in forma scanzonata, li aveva già espressi il mio amico Scorfano, qui.
Dario Antiseri però argomenta puntualmente: sempre più, nella scuola d'oggi, si avverte:
Molti spunti sull'utilità del latino, in forma scanzonata, li aveva già espressi il mio amico Scorfano, qui.
Dario Antiseri però argomenta puntualmente: sempre più, nella scuola d'oggi, si avverte:
l'urgente necessità di una didattica che - affinché non si continui a dare risposte a domande non poste - punti sui problemi più che sugli esercizi.


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